Il cibo fritto fa male?

Una recente ricerca britannica ha unito i dati di 17 studi, che includevano i dati di 562.445 partecipanti e 36.727 eventi cardiovascolari maggiori, per valutare il legame con il rischio di malattie cardiovascolari dell’assunzione di cibo fritto. Gli studiosi hanno anche raccolto i dati di sei studi, che hanno coinvolto 754.873 partecipanti e 85.906 morti, per cercare associazioni tra cibo fritto e mortalità.

I ricercatori hanno così scoperto che, rispetto agli intervistati che mangiavano meno cibo fritto, quelli che ne mangiavano di più avevano un rischio aumentato del 28% di eventi cardiovascolari maggiori, un rischio aumentato del 22% di malattia coronarica e un rischio aumentato del 37% di insufficienza cardiaca.

La meta-analisi ha anche trovato che ogni ulteriore porzione settimanale di 4 once di cibo fritto ha aumentato il rischio di insufficienza cardiaca del 12%, attacchi di cuore e ictus del 3% e malattie cardiache del 2%.

Il team non ha identificato alcuna associazione tra cibo fritto e morte per malattie cardiovascolari o qualsiasi causa. Tuttavia, questo può riflettere l’incoerenza dei risultati precedenti e la quantità limitata di prove. Gli autori ritengono che i futuri ricercatori potrebbero trovare un’associazione se seguono i partecipanti per periodi più lunghi.

Il Prof. Riyaz Patel, un professore di cardiologia e consulente cardiologo presso l’University College London, nel Regno Unito, che non è stato coinvolto nello studio, dice che i risultati si adattano all’attuale comprensione della biologia, e che oggi “sappiamo che friggere il cibo può degradare il suo valore nutrizionale, generare grassi trans, che sono noti per essere dannosi, così come aumentare il contenuto calorico del cibo, tutti questi alla fine portano a processi che possono causare malattie cardiache”.

Naturalmente, saranno necessari ulteriori studi per poter qualificare in modo più preciso l’esistenza di eventuali relazioni di causa – effetto tra i due elementi.

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